Nel periodo normanno - svevo si sviluppa in modo organico l'amministrazione
del feudo e si afferma la cultura orientale bizantina in modo decisivo.
Rievoca forse questo periodo la celebre frase del maggiore umanista
salentino, il concittadino Antonio De Ferrariis detto Galateo:"Graeci
sumus et hoc nobis gloriae accedit" facendo ad essa eco le cerimonie
liturgiche, le arti figurative, la letteratura imbevuta da elementi
classici ed infine l'architettura religiosa con la sua maggiore chiesa
"graecorum more constructa".
All'intemo del perimetro murario difeso da 15 torri si sviluppa un
processo edilizio le cui testimonianze, sebbene il tempo abbia cancellato
quasi del tutto, resistono nella toponomastica. L'abitat dominato
dal rivelino, dalla Chiesa Madre e da qualche "palatio
palatiato" era composto per lo più da "domuncule
discoperte", da "domi terranee cum orto retro et curtis
ante" entro comparti chiamati "vicinii" o 'loci"
i quali molto spesso prendevano nome dalla chiesa presente in quel
luogo. L'accesso dall'esterno era servito da tre porte monumentali,
Porta S. Antonio, Porta dell'Antro, e Porta Castello e da due di servizio
ad uso militare, Porta S. Stefano e Porta S. Angelo.
Le mura furono messe a dura prova il 1423 nel periodo aragonese dal
principe di Taranto Giovanni Antonio Del Balzo Orsini su ordine dell'arcivescovo
di Taranto allorquando si riprende i feudi usurpatigli da Ottino De
Caris detto Malacame divenuto signore di Galatone già dal 1407.
Da questo momento passando sotto il dominio della famiglia Orsini
quale dote di Caterina andata in sposa a Tristano di Clairmont, Galatone segue
le sorti della contea di Copertino rimanendone legata fino al 1806.
Durante le lotte tra angioni ed aragonesi per la successione
di Giovanna II nel 1434, Galatone, scegliendo di schierarsi dalla
parte degli angioni a fianco di Renato d'Angiò, venne nuovamente
assediata da Giovanni Antonio del Balzo Orsini il quale la cinse d'assedio
con tutte le truppe che aveva, sterminò con le armi e gli incendi
tutti i rigogliosi alberi, rase al suolo con le sue macchine da guerra
una parte considerevole delle mura". Il lungo periodo di pace
che segue dalla morte dell'Orsini (1463) fu interrotto nel 1480 dall'invasione
turca e nel 1484 da quella dei veneziani per l'egemonia del mare Adriatico.
Alla dinastia degli Orsini segue quella dei Granai Castriota congiunti
dell'albanese Giorgio Scanderbeg che la corona aragonese aveva favorito
per insediarsi nel Salento.
Primo signore di Galatone fu Giovanni Castriota il quale il 1500 intese
lasciare testimonianza dì se facendo erigere il convento dei
Domenicani, oggi sede del palazzo di città, e l'attigua chiesa
dedicata al patrono San Sebastiano. L'estinzione della famiglia Castriota
determina il passaggio del feudo alla corona che lo vende a facoltosi
genovesi stanziatisi nel Salento. Ne divenne signore nel 1556 Uberto
Squarcifico che acquista i feudi di Galatone, Lequile, Copertino, Veglie
e Leverano per la somma di 101.700 ducati.
Se con i primi feudatari Uberto (1556-1562) e Stefano Squarciafico
(1562-1567) Galatone assapora un periodo di impoverimento, con la
reggenza del feudo da parte di Livia Squarciafico e del consorte Galeazzo
Pinelli, tutore del nipote Giulio Cesare Squarciafico (1567-1582),
si assiste ad un cambiamento amministrativo che determina uno sviluppo
culturale ed una ricchezza monumentale; nel 1570 si realizza la costruzione
dell'ospedale per i poveri del paese e viandanti su disposizione del
vescovo di Nardò Ambrogio Salvio, gestito dal clero di Galatone; nel 1589 maestranze galatonesi sotto
la guida di Onofrio Fanuli costruiscono la casa comunale (Sedile);
nel 1591 Angelo Spalletta, Nicola e Scipione Fanuli, Francesco dello
Verde e Giovanni Maria Tarantino consegnano alla cittadinanza la fabbrica
religiosa della Madonna della Grazia; ancora dal
1591 al 1595 Giovanni Maria Tarantino e Scipione Fanuli sono impegnati
alla costruzione della chiesa madre intitolata alla Vergine Assunta;
infine nel 1600 Cosimo Pinelli erige a proprie spese la chiesa ed il convento dei Cappuccini, riservando per sè e per i suoi congiunti la cappella dell'Immacolata per farne sepolcro di famiglia. Espressioni di edilizia civile sono il palazzo Leuzzi sito nell'omonima via, palazzo Lercari in via Colonna, palazzo De Magistris e Palazzo Tafuri nell'omonima via. Con la morte di Livia e di suo figlio Cosimo Pinelli avvenuta per entrambi il 1602, lo Stato di Galatone passa a Galeazzo Francesco Pinelli ma, per la sua tenera età, retto dalla madre Nicoletta Grillo.
Divenuto maggiorenne Galeazzo mostra i segni di una educazione erudita e di gusto artistico dando prova della sua munificenza con donazioni di arredi sacri alla chiesa madre (croce astile in argento datata 1622, un messale con coperta in pelle incisa e dorata) e favorendo la costruzione di edifici sacri. Si assiste alla costruzione della prima chiesa del Santissimo Crocefisso (1623) opera dei costruttori Sansone e Pietrantonio Pugliese; della chiesa dell'Immacolata (1642) realizzata ad opera di Ortensio e Cesare Pugliese.
Dal 1683 al 1696 avviene il miracolo nella edilizia religiosa con la costruzione del secondo tempio (il precedente era crollato nel febbraio del 1683) del Santissimo Crocifisso progettato e realizzato dal celebre Giuseppe Zimbalo detto lo Zingarello coadiuvato da Fra Nicolò da Lequile, al secolo Leonardo Melelli, da Angelo da Giuliano, Nicolò Lopes, Vito di Gallipoli che in Galatone pongono in essere, forse, il cantiere edilizio religioso più importante di Terra d'Otranto.
Nel Settecento la vita politica amministrativa è caratterizzata dal susseguirsi annuale dell'elezione del Sindaco ed eletti succubi in realtà dell'arrogante ed illimitato potere del governatore che assomma ogni potere. Pure l'assetto urbanistico si arricchisce di nuove costruzioni civili e religiose con la ricostruzione della diroccata chiesa di S. Sebastiano (1712), opera dei maestri Mauro Capozza da Lequile e Angelo di Giovanni di S. Pietro in Lama, dell'Annunziata (1724), e l'erezione della torre dell'orologio ultimata il 1809 . Pur non causando gli effetti devastanti come nella vicina Nardò, il tremendo terremoto del 1743, sebbene abbia procurato il crollo di parte delle mura cittadine, di porta S. Sebastiano, del palazzo marchesale e di molte case, ha portato nuova linfa nello sviluppo edilizio del paese.
Si realizza palazzo Vaglio, palazzo Bonsegna, si restaurano le mura
e si ricostruisce l'attuale Porta S. Sebastiano (1748).
Il secolo si chiude con l'effimera partecipazione alle idee democratiche
della rivoluzione francese che a Galatone e nel Salento si fanno sentire
solo il 1799 con la simbolica piantagione in piazza dell'albero della
libertà (era il 9 febbraio 1799). Alle lotte risorgimentali
Galatone partecipò con suoi esponenti e fu presente alla rivoluzione
in difesa della Costituzione avendo tra i maggiori promotori il canonico
Primicerio Don Giuseppe Leante il quale diventa il primo eletto di
Terra d'Otranto al parlamento costituzionale allorquando Ferdinando
II concede il 1848 la Costituzione.
Effetti della instabilità politica e sociale del secolo sono
la soppressione degli ordini religiosi (Domenicani - Cappuccini -
Alcantarini) e, l'incameramento dei loro beni. Il convento dei Domenicani
diventa sede municipale nel 1880; gli altri due cenobi sono destinati
ad essere utilizzati per scopi ed attività sociali.
Galatone di fine Ottocento conosce un ulteriore sviluppo socio-economico
ed un apprezzabile abbellimento urbano. Abbattuta porta S. Antonio
e porta Castello sorgono in loro prossimità civili abitazioni;
l'economia conosce nuove forme occupazionali negli opifici meccanici
di Luigi Riccardi e dei Fratelli Nuzzo, imprese specializzate in torchi
enologici e macchine a supporto dell'agricoltura. Lungo la statale
che collega Lecce a Gallipoli vengono costruite villette liberty che
richiamano motivi arabeggianti. L'alba del secolo ventesimo si apre
con il tragico conflitto mondiale al quale Galatone ha pagato il tributo
con suoi martiri rappresentati dalla statua del milite ignoto avvolto
nell'abbraccio materno dell'Angelo Custode.
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